Vanità o coraggio?


Vanità? Cos’è la vanità? Si chiama così, tu credi, il modo di guardarti, di ostentare le qualità, le doti fisiche e i meriti? Oggi rifletto sul concetto di vanità e mi domando: sono forse vanitosa anche io? Ho sempre pensato di dare molta più importanza alle cose serie piuttosto che alle frivolezze ma poi ci sono quei momenti in cui ti prendi cura di te stessa e non ne puoi fare a meno, quando sorridi compiaciuta allo specchio mentre riempi le tue ciglia di mascara o valorizzi le labbra con un nuovo rossetto, quando ti rallegri per la tua nuova borsa, quando ti fanno una foto ma tu ne chiedi un’altra perché in quella lì non ti piace come sei venuta, quando ti mostri soddisfatta dei tuoi piccoli successi e quando sei felice di quei complimenti che fanno un po’ bene alla tua autostima… Forse in fondo anche io sono un po’ vanitosa, mi piace piacere ma soprattutto mi piace piacermi e guardare allo specchio qualcosa di bello… Alle volte puoi vedermi con un bel trucco, con l’abito più adatto all’occasione, educata, gentile, pacata; ogni cosa non può essere lasciata al caso, la prima regola è cercare di eliminare quel difetto e magari quelli che restano ancora di trasformarli in peculiarità e sembrerò alle volte apparentemente impeccabile ai tuoi occhi ma non lo sarò per te, lo sarò semplicemente per me. In realtà quella che si può chiamare vanità nasce forse da qualcosa di diverso, non dalla voglia di piacere, di superare la prova del giudizio altrui ma dal desiderio di superare quella di un giudice più severo, uno più inclemente che spesso risuona incessantemente nella testa come un disco incantato che sta lì a ripeterti che non sei abbastanza, che non sei perfetto. Ebbene quel giudice solo di rado ti promuove o riconosce i tuoi meriti, ed è un giudice che nessuno vorrebbe mai perché davanti a lui sei solo… sei solo lì con te, con il tuo implacabile giudice, non è consentita una seconda possibilità, non ci sono conciliazioni, non c’è mediazione, c’è solo un risultato da raggiungere senza vie di mezzo, poi alla fine arriva la sentenza e o si vince o si perde. Quella che sembra vanità è ricerca spesso ossessiva di una perfezione che non c’è, quello che c’è è una prova da superare con te stessa ed è una prova terribilmente dura che non conosce soluzioni di compromesso, in questa continua lotta interna cerchi di mettere d’accordo il tuo cuore, la tua testa, il tuo corpo… e poi arriva inevitabilmente quel momento quando una voce nella tua testa ti sta dicendo che non hai vinto, che non sei "perfetta" ma tu decidi comunque di mostrarti con tutte le tue insicurezze e fragilità, trovi il coraggio per far vedere agli altri quello che non ti sembra bello ma che stai solo tentando di far credere che per te sia bello. Quella che tu chiami vanità è “l’ostentazione” di qualcosa che in realtà non ti piace nemmeno un pò, è un pesante bagaglio con cui sei costretta a camminare tra la gente... se tu nonostante tutto sei lì a mostrarti con questo bagaglio io non parlerei di vanità, si tratta piuttosto del coraggio di portare alla luce il proprio mondo nascosto. 

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