C'era una volta Gabrielle Coco Chanel: riflessioni sull'emblema e mito della moda

"La giovane Gabrielle aveva una delle più grandi possibilità che una persona senza averi, ne prospettive potesse avere: aspirare a tutto e poter fare della propria vita quello che volesse. Trovandosi a cavallo tra un secolo che stava cambiando, come da lei detto, seppe cogliere in anticipo il cambiamento e donare una nuova libertà alle donne. Seppe fare qualcosa che ad altri, e per tanto tempo era sfuggito: cancellare gli schemi, liberare il corpo da quella gabbia in cui per secoli era stato imprigionato e farlo riappropriare della propria essenza. Si era donne anche in giacca e cravatta. Femminilità non erano corpetti stretti, forme esaltate, fiori e lazzi; femminilità era essere donna, vedere il mondo con gli occhi di una donna, in qualsivoglia abito si indossasse. L'introduzione di tessuti ancora mai usati per la realizzazione di abiti femminili e provenienti dall'Inghilterra, fece si che i suoi abiti, le sue linee, acquisissero una parvenza del tutto nuova. Attuò il ''total look'' al suo marchio, profumi e bigiotteria, nella quale combinava ingegnosamente materiali preziosi con altri non preziosi, tutti riportavano il simbolo delle due "C''. Il personaggio di Chanel non solo dominò per tutta la durata della sua vita, ma ha lasciato un segno indelebile nella Storia della Moda sino ai giorni nostri."

Antonella Ciciriello

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