Glitter sugli occhi senza effetto carnevale: come portarli anche fuori dalle feste

Glitter sugli occhi senza effetto carnevale: come portarli anche fuori dalle feste

A dicembre i brillantini tornano nelle vetrine. Chi li prova per la cena aziendale può ritrovarli il giorno dopo sul cuscino, sulla guancia, perfino dentro l'orecchio. Poi la confezione rischia di finire in fondo al cassetto fino all'anno successivo.

Peccato, perché un punto di luce sulla palpebra, se dosato con un minimo di criterio, sta bene anche a pranzo con le amiche o in ufficio un venerdì. Quando il risultato delude, conviene guardare prima di tutto alla quantità e al punto in cui lo si è messo.

 

Perché fanno paura (e dove si sbaglia)

Il timore è sembrare travestite. Si capisce, se l'immagine di riferimento sono i trucchi da palcoscenico o quelli visti nelle serie tv, con palpebre completamente coperte e lacrime di strass sulle guance.

Gli errori pratici da evitare, invece, sono pochi:

  • stendere il glitter su tutta la palpebra, dalle ciglia all'arcata;
  • applicarlo su una base asciutta, così cade entro un'ora;
  • abbinarlo a un ombretto già molto colorato e a un rossetto acceso;
  • scegliere il colore perché "va di moda", senza guardare la pelle.

Basta correggerne due per cambiare completamente l'effetto.

 

Glitter, shimmer e metallici non sono la stessa cosa

Sulle confezioni i nomi possono confondersi, ma dietro ci sono finiture diverse con usi diversi.

Il glitter vero e proprio è fatto di particelle abbastanza grandi da vedersi una per una. Riflette la luce a scatti, a puntini, e si nota anche da lontano. È la finitura più festosa ed è quella da dosare di più.

Lo shimmer ha particelle molto fini, disperse dentro un ombretto o una crema. Alla vista non si distinguono i singoli granelli: la palpebra appare satinata, luminosa in modo uniforme. Per il giorno è la scelta più semplice.

I pigmenti metallici danno invece un effetto lamina, compatto e riflettente come un foglio di metallo. Sono intensi ma non "sbriciolano" luce sul viso, quindi sembrano più ordinati del glitter anche quando il colore è deciso. C'è anche un aspetto normativo che riguarda soprattutto il glitter. Il Regolamento (UE) 2023/2055 limita l'uso delle microparticelle di polimeri sintetici aggiunte intenzionalmente ai prodotti, e fra queste rientrano i glitter di plastica non biodegradabili e insolubili in acqua.

Per i cosmetici valgono però periodi transitori: come riassume il portale nazionale dedicato al regolamento REACH, i prodotti per il trucco, le labbra e le unghie che li contengono possono restare in commercio fino al 16 ottobre 2035, con l'obbligo di segnalare in etichetta la presenza di microplastiche a partire dal 17 ottobre 2031. Restano fuori dalla restrizione i glitter naturali, biodegradabili o solubili in acqua e quelli inorganici, come vetro e metallo.

 

Quanto metterne, e dove

La quantità dipende prima di tutto dall'occasione. Per il giorno, e per il lavoro, un tocco al centro della palpebra mobile è sufficiente: la luce cattura lo sguardo quando l'occhio si muove e sparisce quando è fermo. Per un aperitivo si può allargare il punto luce verso l'angolo interno, oppure passare una riga sottile di glitter sopra l'eyeliner. La palpebra intera ha senso per una festa o un matrimonio serale.

Poi c'è la forma dell'occhio, che cambia molto il risultato. Con una palpebra cadente, cioè quando la pelle dell'arcata copre in parte quella mobile a occhio aperto, il glitter messo nella piega non si vede. Va posato al centro della palpebra, un po' più in alto del solito, e controllato allo specchio guardando dritto davanti a sé.

Gli occhi infossati guadagnano luce: un punto di brillantini sull'angolo interno li apre. Sugli occhi molto sporgenti vale il ragionamento contrario, perché una palpebra tutta luminosa li fa sembrare ancora più in fuori; meglio una finitura opaca sulla palpebra e il glitter solo lungo la rima inferiore esterna. Se gli occhi sono ravvicinati, il punto luce spostato verso l'esterno allarga lo sguardo. Se sono distanti, succede l'opposto: conviene lavorare sull'angolo interno.

Un dettaglio tecnico che fa la differenza sulla tenuta: il glitter si fissa meglio su una base leggermente appiccicosa, come un primer occhi o un ombretto in crema, e si posa tamponando con il polpastrello o con un pennello piatto. Strofinare lo fa cadere sulle guance.

 

Il colore giusto per i vostri colori

Il colore decide se un trucco luminoso risulta elegante oppure fuori posto. Un criterio utile è lo stesso che l'armocromia applica a vestiti e rossetti: il sottotono della pelle. Con un sottotono caldo si possono provare oro giallo, rame, bronzo e champagne. Con un sottotono freddo si può partire da argento, platino, rosa ghiaccio e lilla. Chi ha un sottotono neutro può alternare le due famiglie, e l'oro rosa è una via di mezzo da mettere alla prova.

Anche il colore degli occhi entra in gioco. Con gli occhi azzurri si può giocare sul contrasto con un bronzo o un rame; con i verdi si possono provare i violetti e le prugne; con i castani la scelta può spaziare dall'oro al blu notte.

Per chi vuole partire da esempi concreti, i consigli di ArtiziaStyle, firmati dalla consulente d'immagine Lucrezia Canossa, raccolgono diverse varianti di trucco con brillantini, dal singolo cristallo appena sotto la rima inferiore dell'occhio alla linea che segue l'eyeliner, fino alla palpebra mobile coperta come con un ombretto e alla piega della palpebra evidenziata, e per la preparazione indicano ombretti nei toni nude, rosa o pesca. Queste basi neutre permettono di provare un colore nuovo di glitter senza che l'insieme diventi troppo carico.

Un ultimo accorgimento riguarda il resto del viso. Se gli occhi brillano, labbra e guance possono restare opache; un rossetto satinato o una tinta labbra naturale bastano.

 

Come toglierli senza graffiare la pelle

La parte meno divertente è la rimozione. Le particelle di glitter possono restare attaccate alle ciglia e spostarsi sul viso, quindi l'acqua micellare passata con un dischetto in movimenti circolari non è la scelta migliore.

Funziona meglio uno struccante bifasico o a base oleosa: si appoggia il dischetto imbevuto sulla palpebra chiusa, si lascia agire per una decina di secondi e poi lo si fa scorrere verso il basso, senza strofinare. I granelli rimasti sulle guance si raccolgono tamponando con un dischetto pulito; alla fine una crema idratante leggera evita che la pelle resti tirata.

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